(il tempo ci sfugge) n.4

dicembre 31, 2011

I
Se escludiamo la mia verginità, comunque
accidentale, o il peso del tuo corpo che mi ruppe
le ossa e la mia attesa, finita nel fracasso quando dissi: mia
liberazione! in aria di guerra, e di miracoli
(puro determinismo, scintilla
neuronale a farmi dire amore e consegnarmi);

e le esplosioni di due criminali, i nostri delitti
e i castighi tardivi e le belle
parole (non lascerai mai colui col quale
hai ucciso, la tua buona ragione per
tradire)
e non diciamo mai

che smisi di parlare e di tacere, e mi sentii
scartata -come una cosa muta che
si mostra, e non si spiega, come un regalo-
svestita dei miei anni, e del mio nome
o anche, opale e ametista e King e le
lumache e altri chiari indizi

di predestinazione

e, come queste, altre buone ragioni
che attestano come è stato (e non che cosa)
quello che ha compromesso la
mia schiena, e la tua anca
che ci ha costretti in un letto troppo piccolo
negli anni

(per dire cosa, invece, hai detto malattia
o anche -dopo, solo alla fine- religione) io cerco
di adeguarmi a ciò che imparo: quello
che conta adesso è una magia
distante e solo tua. E la legge
della tua opinione.

Forse, sono la gelosia fugace
di un’altra donna (forse) e il nome
nelle tue argomentazioni per spiegarle
quanto era grande e cosa fosse

il nostro amore: l’inconveniente, il cappio
che ha condannato insieme
due bestie inconciliabili.

II

E’ un equivoco veniale e comprensibile, che dicessimo
fusione o saldatura, o anche, a volte, una-cosa-sola
mentre la vicinanza ci sfocava
———- ai nostri occhi stremati
di tenerezza e incanto e scombinati
nel caleidoscopio del pelo e delle piume,
———- e dell’incanto
nel quale ci sdraiammo e distraemmo
dallo scatto irreversibile
———- di una tagliola
che ancora chiamo casa. Non del tutto giusto
né sbagliato, che io dicessi una cosa sola: di certo
non c’è mai stato scampo o un modo

per separarsi illesi.

Allora abbiamo riso dell’affanno e delle
corse, ci siamo dispiaciuti
di chi non era, e non era
mai stato, e non era rimasto
dove eravamo noi: attorno

(guardaci, noi contro di loro, non è giusto)*

tutto quel freddo e invece l’esplosione
della nostra condanna, quando dissi
mia liberazione! Quando mi si sciolsero le ossa.

Ci siamo detti tutto.
Ma quando infine noi fummo da sempre, sempre
più spesso tu guardavi in alto e io,
più bella di qualsiasi falco, non ero un falco.

III

Lo so che sono sempre stata brava
ed ostinata
a riassemblare i pezzi e la
coerenza, nei racconti sconnessi dei
miei giorni -passati- e
dei tuoi giorni

che adesso, finalmente, sono segni
e un ordine da ripristinare
-la cosa che so fare- e poi trovare un codice
per decifrarli; e tu dirai inventare, oppure
se è un brutto momento, dirai
mentire.

Però ora vedo cosa vedevo quando
provavo a entrarti dentro, ad
assorbirti o averti e a trovare
un modo per restare, un modo per resistere e
ignorare la lieve emorragia
che ti diminuiva, e mentre tu tremavi

(e anch’io tremavo)

di cattiva salute e anticipazione
e mentre disperato mi tenevi
così stretta, provando a consolarmi, ad
accecarmi; e mentre mi affogavi
nell’amore -al riparo, entrambi, dalle tue intenzioni- e mentre
mi stringevi cosi tanto, qualcosa

-lo so, non c’è mai stato scampo o modo-

qualcosa
in te pianificava
le tue amputazioni.

Stringo una cosa. Che ha smesso
di tremare, nel posto che ancora chiamo casa
e chiedo -a quella cosa, all’arto (che ancora chiamo
luca)– del quale fai a meno, abbandonato

non soffri più? perché non stai
piangendo? e ormai di te conosco solo
il sangue che non scorre
e si rapprende.

Ma anch’io dovrei andare

come te, che non c’è scampo,
o modo per resistere o restare
intera e il tuo amore, di cui non ho il coraggio
non può darmi il coraggio.

E sei, da qualche parte, un essere
vivente e del tuo sangue -che finalmente scorre-
non so più niente.

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——————————————–

[(Arecibo message) n.6: lo so che ho combinato. Sei sempre in quarantena, ma se vuoi dirmi qualcosa su questo ti concedo una tregua. Non so, che dico stronzate o che sono sempre più fica, per esempio. Sarebbe molto bello se tu potessi esserci, adesso: succedono delle cose e insieme potremmo ridere di me in tutte le mie incarnazioni. Tranne la Meringa, che forse per una volta non c’entra. Bacio, lumache e hai visto che King ci ha più o meno dedicato un libro? Proprio così.  Ah: e la tua chiavetta internet è una merda. Così, per dire. click.]

* Dave Eggers, L’opera struggente di un formidabile genio.

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2 Risposte to “(il tempo ci sfugge) n.4”

  1. glasyalabolas Says:

    Mi piace molto. C’è una malinconia che, superficialmente, da una priettestgirl non mi aspetterei.

    Respect


  2. Sono una prettiestgirl piuttosto anomala, in effetti.

    thenk you ; )


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