(frattali) n.4

gennaio 7, 2012

[Se costituisce pregiudizio per il tuo futuro successo, la faccio sparire.
Però, insomma, è probabile che io stia morendo l’orribile morte di DuPlessis (credo fosse lui), questione che non approfondisco per non affossare definitivamente la mia immagine, e non ho intenzione di affrontare il sabato, e ancor meno di affrontarlo in modalità agguerrita per cercare una farmacista compiacente, e è quindi inutile negare che la mia fine è sancita (oltre che, come ho già detto, orribile) e che tutto quello che ho intenzione di fare a riguardo è accendere nuove sigarette con le braci delle vecchie e guardarmi Erin Brockovich perché di tutti i film che ho è l’unico che finisce bene (se escludiamo i due o tre film che conservo nell’hard disk bianco, in memoria di te, in riferimento ai quali, però, sono costretta a dire che il lieto fine è gestito in maniera piuttosto prevedibile, oltre che ripetitiva); inoltre ho il sospetto che il mostro che sta nella tastiera del tuo portatile troverà il modo di trasformare la minuscola e meravigliosa creatura che sono in qualcosa che mi farà piangere e pianificare la tua evirazione, e siccome sei un fiCo pazzesco la gente crederà a te e non a me. Considerato ciò, vorrei almeno che nella mia biografia qualcuno scrivesse questa cosa:]

E’ così carina, le si perdona tutto“.
Quasi che anche a lui.

[Miss Joelle Van Dyne ti chiede ufficialmente il tuo parere su tutto ciò che avverrà in questo posto da qui in avanti. (sn).]

p.s. Bukowski mi ha detto che Fiesta ha il più bel finale di tutta la letteratura, io gli credo.

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4 Risposte to “(frattali) n.4”


  1. non sono poi così fiCo, visto che non mica molti pareri da esprimere. la maggior parte delle volte mi limito a godere di come i tuoi testi sappiano violare l’indicibilità. il secondo momento consiste nel fatto che le tue parole chiudano, per una volta, la mia cazzo di bocca. rimarrebbe da andare in bagno a pippare cocaina dicendo “ho detto cazzo che botta, che botta, cazzo!”, ma di quello non ho particolarmente voglia.


  2. Tu, tu mi rendi svenevole.

    Però se devi dire fico con quell’accento da fighetta fiorentina, tanto vale che ci metti la g. Come faccio io, quando parlo con persone meno scassacazzi di te.

    Io la Thurman me la farei persino bionda.

    (sn)


  3. io che sono ferma di parecchi venerdì i tuoi sabati li comprendo ferocemente bene.


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