(il tempo ci sfugge) n.5

febbraio 9, 2012

Dovevo ancora

lavare i piatti di ieri
piangere per un minuto
fumare la prima sigaretta
prepararti il secondo caffè
controllare la posta.

Il tuo tremito era in regioni nascoste ai miei occhi
occupati, e distante
dalle mie mani

e dovevo ancora

stendere i panni di ieri
squartarti un minuto
ringhiare al tuo solito inutile sforzo
di ingraziarmi Carmelo Bene.

Dopo, erano le dodici
del sole baluginante ed affamati
trascinando i libri, i costumi
da bagno
fino al supermercato, troppo tardi.

Il tuo terrore era in un posto introvabile
al mio sguardo che cercava altro, e le mie mani
trovavano i tuoi resti,

la strage di te

(e un picnic romantico
un amplesso nostalgico).

Era tempo sprecato:
non siamo rimasti abbastanza a lungo
a guardarci, in cucina
o abbracciati nel sole
quando era ancora presto
a sorriderci
e lamentarci
dei rumori insensati
del sabato mattina.

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11 Risposte to “(il tempo ci sfugge) n.5”

  1. lucowski Says:

    la poesia è bellissima, ma l’autrice mi sembra si incolpi di un po’ troppe cose. oltretutto, figurarsi, è così carina che le si dovrebbe, anche nel caso, perdonarle tutto 🙂


  2. un “le” di troppo, lucowski, perdi colpi. ma è molto bello vedere il tuo nome scritto qui, finalmente.
    la ragazza spera che davvero la sua carineria basterà a garantirle il perdono.

    p.s. tu lo sapevi che si diceva baluginante e non balucinante? ora ricomincio con la storia dell’ornitoringo. l’italiano è sbagliato.

    p.s. colgo l’occasione per ringraziare il mio editor, che mi ha risparmiato la figura di merda.


  3. Mi assomiglia. O lei o la sua poesia. :)) grazie per questa lettura, é bellissima

  4. lucowski Says:

    i lapsus reminiscenti onesti sono perdonati per statuto d’emissione, d’accordo? 🙂

  5. lucowski Says:

    intendo con lapsus reminiscenti: inserire in una frase una parola, nello specifico la particella “le”, perché contenut in latenza nel subocosciente del parlante. in questo caso il lapsus consiste nell’errore di ripetizione della particella non più necessaria. come dire, un lacerto di linguaggio presente in forma incongrua ma significativa e quindi situata in una sorta di area intermedia tra i due tipi di linguaggio categorezzati da freud nel motto di spirito: comunicante e non comunicante. se poi consideri il trattamento della materia operato da francesco orlando nell’introduzione al suo “per un teoria freudiana della letteratura”, vedi che c’è di che divertirsi, no?
    ah. ah.
    e ancora e soprattutto: ah.


    • come darti torto? ah, sì, con un’alzata di spalle e uno sbuffo annoiato.
      E sulla parola “lacerti” ho detto tutto ciò che c’era da dire a suo tempo.

      Parlando di cose serie: leggiti quel fumetto. Lo so, lo so, è scritto in una lingua elementare, ma ci sono i linfocosi.

      p.s. e solo per fare la figa:

      – quando arrivi a casa, vedi lo specchio, c’è dentro bella ragazza, dai un bacio da parte mia.
      – macché baci. e poi che te ne devi fare di lei? è gente dell’inferno.
      – certe volte a me piace scaldare.

      yeah.

  6. lucowski Says:

    l’ho letto il fumetto, subito. era un lacerto mimetico-meringo autoevidente, per questo non aggiungevo motto o mottetto.


    • Chiudiamo il discorso, che si sta facendo doloroso: mi anno appena mandato un sms per dirmi che Zerocalcare è gay.

      p.s. che è solo un apparte per far vedere che so tante parole difficili: lacerto, intenzionalità autoriale, strategie narrative programmatiche, diegesi, coincidenza oppositorum.

      E sì, ovvio che le ho copiate.


    • Merda. Potrebbe sembrare che io scriva in modo sgrammaticato, ma per fortuna un esimio accademico mi ha recentemente informata che la teoria freudiana della letteratura catalogherebbe ‘anno’ come lapsus. E a ragione.

      In effetti, l’omissione della consonante muta sta ad indicare il tentativo (programmatico) dell’autrice di elidere le parti di lei che, per loro stessa natura, non hanno né possono avere voce.

      Oppure, l’autrice ha appena scoperto di avere una minacciosa smagliatura sul fianco sinistro che, congiunta con una ruga di espressione perfettamente visibile se esaminata in uno specchio ingranditore in presenza di una fonte luminosa bianca localizzata in alto, 32° a destra rispetto all’asse passante per il setto nasale dell’autrice (o meglio, l’asse passante per dove il setto nasale dovrebbe essere, se consideriamo la sua nuova collocazione effettiva la luce si trova spostata sulla destra di soli 25°), la rende più che mai incline a formulare pensieri che si riferiscano al tempo che passa inesorabile, e ad inserire, in apparente rottura col contesto, la parola ‘anno’ nella frase.

      Oppure, l’autrice ha ancora sonno. Pare che Freud abbia scritto qualcosa a riguardo.


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