(estetica) n.7

febbraio 25, 2013

Ma che facevi? Non facevo
niente, ero impegnata
a mescolare il vocabolario, a
riassegnare i significati, io
non c’ero – mi sbatteva
il vento come una bandiera
come un orgasmo

e mi assordava. Intanto
ho imparato anche i segreti e anche
a tacerli – quel fiato
era vapore bianco e ustioni
diffuse, ma va bene: intanto
restano sempre i segni e una buona ragione
per tenerli. Per custodire in tasca
storie impronunciabili, racconti
di famiglia, alberi genealogici.
Per farcirgli un libro, per sollevarmi
a stento

sotto il peso -mi disse: sempre
meglio un chilo in più che un chilo
in meno e adesso
ricordo solo questo e forse
la forma dei suoi baci era stampata
nei cinque chili
che di nuovo ho perso.

Prima di cena si alza la luna
rossa quanto il fuoco
benedetto, ed io vado a
scaldarmi – scioccamente
a identificarmi- con la brace
a tralasciare le preoccupazioni
per la mia pelle

che non dà pace. E’ così ovvio
che posso ancora ridere
parlare e annegare
nelle aspettative, sollevare a stento
me stessa e il peso e i piedi e
gli occhi fino a lasciarli
aperti- ancora a stento

dire: quello che è stato è stato
fatto in mio nome eppure
io non c’ero, ero a tremare
altrove, più in alto – mi sbatteva il vento
come una bandiera
come un orgasmo.

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