(thiopental) n.4

marzo 19, 2013

So che a sentire l’aria succhiata via
dal petto, uno qualsiasi di voi
sarebbe morto [e l’ammalarsi
di ogni organo, milza e polmoni come
spugne marce, pelle che non resiste
e danno inflitto]
e che non sono bella e che ho nel petto
tutte le tempeste della terra: che tutte insieme
erano ancora poco

o niente. Spugne marce, pelle
che non resiste, danno inflitto. Carne
spugnosa nella carta umida, percezione fisio-nomica
dell’invariabile. Ricorsività, dolore
cronico e costante, amore di perdita – amore
di flagello. Io cambio
come cambia il tempo.

——-*

Ma tu cercami pure tutti i giorni per
le strade di città che non abito, procurati
un extrasistole per ogni angolo o dimenticami
adesso o riducimi a una replica grottesca, confondimi
in un sillogismo-in-erba.

Dimenticami adesso, fa’ di non avermi
conosciuta, fa’ di avermi
già dimenticata: ieri
venti giorni fa, un qualsiasi
nove o dieci di gennaio. Cosa vuoi che importi

del mio nome, ora
che non hai i miei occhi addosso e i tuoi
potrebbero essere ormai rotti, fermi
nell’ovatta, chiusi in una scatola
che non ho più aperto.

Non saremo giudicati per la gloria
degli oggetti del nostro amore folle: misura
di niente, soltanto belle cose
che abbiamo, o abbiamo posseduto
un giorno.

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