(retroscena) n.2

maggio 9, 2013

Toglimi le vette e toglimi gli abissi. Fai
della mia mente una distesa bianca
su cui segnare strade
fissare gli incontri.

La mia mente che tiene traccia, piatta
come un foglio: rappresentabile. Oppure
un mondo dove le cose sono:
vicine o distanti.

La mia mente senza buchi e senza
frane, sotto a un cielo inaccessibile
sopra un inferno inespugnabile
proprio in mezzo. Un posto

con poche cose e normalissime
fughe, semplici rincorse: meraviglia
delle velocità scelte e costrette
al suolo, orizzontali. Nient’altro.

E dopo, poter cadere solo dalla mia altezza.

Non sapere, non dover più vedere
i confini, e dimenticarli

insieme al nome
per gli squarci di
luce, per il fuoco
degli occhi, insieme
alla conoscenza dei fatti.

Perdere il tremito l’attesa e la morte
quotidiana, e insieme

la vertigine struggente
e luminosa

che mi dà voce
e che mi benedice
e che mi strema.

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