(ennet house) n.9

giugno 8, 2013

Poiché in qualche modo quello che senti c’entra con quello che loro sentirebbero se sapessero cosa ti succede davvero, ma c’entra anche con quello che sentono con il poco che sanno, a volte può capitare che tu pensi che forse tutto sarebbe meno grave se loro smettessero di sentire qualunque cosa nei tuoi confronti. Il fatto che loro starebbero peggio, molto peggio, se sapessero quello che ti succede davvero, e che quindi il grado di dispiacere che sentono adesso, grazie alle tue notizie manipolate, diventerebbe ai loro occhi un miraggio di serenità da rimpiangere, non toglie nulla al fatto che per far loro vedere che questo è da tutti i punti di vista un dispiacere irrisorio bisognerebbe che tu buttassi sul tavolo l’evidenza di ciò che è davvero, e li consegnassi a un dispiacere ben più temibile.

Ma a un certo punto le cose si mettono così male, per te, che quello che loro sentono perde rilevanza se non in funzione di quanto amplifica quello che senti tu, che già è quello che è. E anche se tu conosci la tua argomentazione muta e puoi ripercorrerla fino all’origine e dimostrare che l’origine è un disperato tentativo di protezione nei loro confronti, in questo momento quello che desideri è che qualcosa, qualsiasi cosa, venga a placare il dolore che ti stringe e può capitare per esempio che tu dica, a voce alta, “vorrei che i miei genitori e mio fratello morissero domani.”

Dopo aver detto una cosa del genere, cosa farai?

(ma le domande comprendono anche: cosa ne è stato di te? cosa resta di te? qual è la cosa che non osi dire? qual è il limite? cosa saresti capace di fare? pensi di aver meritato una madre? cosa ti fa pensare che la tua vita ne valga tre? se anche fosse che la loro morte li addolorerebbe meno della tua, non significherebbe che una persona egoista è sopravvissuta a tre generose? e se sapessero che tu hai detto questo? come ti senti al pensiero che prima di tutto ci hai tenuto ad elencare le attenuanti? come ti senti al pensiero che tu stessa pensi che esistano delle attenuanti?  sei sempre stata così? cosa ne è stato di te? quanto può durare? in che modo può finire?)

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3 Risposte to “(ennet house) n.9”


  1. Strana coincidenza, oggi facevo un incontro imprevisto col mio rimosso al bar e mi ritrovavo impegnata a rimuginare pensieri simili ai tuoi e anche a pronunciare, a voce non alta (perché ero appunto al bar) la stessa frase. Ti ringrazio quindi per queste righe e torno anche io a domandarmi cosa sarà di me.


    • Mi dispiace per te, ed è un sollievo essere strappata all’autocompatimento. : )

      Oppure, possiamo sfanculare il libero arbitrio e persuaderci che la coincidenza è troppo strana e che sicuramente sarà colpa di un alieno o di un microchip e che oggi si inoculava all’umanità l’istinto matri-parri-fratricida.

      vado al bar. (grazie a te per avere alleviato la solitudine mie pensieri impuri).


  2. Dovere! Se non ci si aiuta tra potenziali matri-parri-fratricide…


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