(Ennet House) n.16

novembre 11, 2013

[E poi non è del tutto vero quando dico che non ho mai sonno, è più che sono completamente terrorizzata all’idea di chiudere gli occhi e restare ferma, di quel momento sempre individuabile quando scuoto la testa e allontano i pensieri pericolosi e spengo insieme alle voci ogni determinazione e del mio corpo – come è giusto – sento solo la pelle e mi restano solo le opzioni conciliabili con l’essere sdraiata a letto – le unghie sul petto o i ricordi o la masturbazione; e tutte hanno esattamente la stessa attrattiva, lo stesso valore e lo stesso grado di dolore: essere da un’altra parte, un posto che se è esistito (e non è detto) non esiste adesso in cui sono una cosa migliore – equivalenti come le azioni inconciliabili di prendere o rifiutare un bicchiere d’acqua quando non hai sete; oppure indulgere nei crampi del desiderio, come se tutta la pelle si tendesse per respirare, e pensare: cosa posso darle, cosa potrò mai darle se vuole aria che non sa usare, e a quel punto voler solo cadere, perdere i sensi in un capogiro mentre le voci si affievoliscono e pensi che sarebbe perfetto poter svenire per sempre. E per quanto possa sembrare irragionevole, restare seduta sul divano a fissare l’angolo del tavolo è di gran lunga preferibile all’essere a letto a immaginare svogliatamente le sue mani e corteggiare capogiri fatali.]

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