(small talk) n.fuck

febbraio 5, 2014

Altre cose che possono succedere, nel caso sei me.

Alle tre del mattino il telefono vibra, e io sono assonnata ma non così tanto, ho appena chiuso gli occhi e ondeggio e ondeggio e i confini si fanno sottili e questa è solo una delle scuse che potrei accampare per quello che succede un attimo dopo. Il telefono vibra e le vibrazioni si propagano sul materasso sottile e nel cuscino e il bagliore è confortevole, e socchiudo gli occhi nel bozzolo e penso: qualcuno mi chiama alle tre.
Ora, io non rispondo alle telefonate, di base, ancor meno se non riconosco il numero, ancor meno se il numero è nascosto e ancor meno se sto cercando di evitare qualcuno. Però è anche vero che quelli del lavoro non ti chiamerebbero alle tre del mattino solo per dimostrare che li stai evitando, ed è ancor più vero che se lo facessero dimostrerebbero, insieme al fatto che tu li stai evitando, il fatto che loro sono emissari del demonio (che è il punto che vuoi dimostrare tu).
E alla fine, una telefonata alle tre di notte, semplicemente, non la rifiuti.
Mi fingo più assonnata di quanto non sia, pronto, sospiro, sbadiglio, pronto?

E una voce che sembra venire da un’altra vita dice “ehi”. E il materasso si allarga e invade le cronache, i resoconti e i ricordi, non è successo mai nulla, non è successo più nulla e questo non era possibile e invece è possibile e la mia mente mi fornisce decine di spiegazioni plausibili su come questo sia infine possibile, e stia succedendo proprio adesso, lunedì notte alle tre di notte, sento pulsare il sangue in ogni arteria superficiale, e tutto si avvolge di un rumore che è come l’acqua che ti sommerge, ma ritmico e opaco e ci vuole un po’ per riprendermi e per rispondere, con una vocetta che non mi riconosco dico, chi sei?
Con la stessa voce che mi alza i battiti, con un certo tono di delusione, dice: non mi riconosci?
Ripeto: chi sei. Ripete: chi sono.

E poi è come scendere da una giostra, o come uscire dall’acqua tiepida. Sento la rabbia ma più di tutto sento freddo, e naturalmente no, non è possibile, tutto è già accaduto e non accadeva qui, non accadeva a me, e no che non era possibile, prego che la realtà faccia in fretta a tornare, e infatti torna in fretta e io ritrovo i nessi logici, il pensiero consequenziale, tutti i ricordi.

Più che altro sento il freddo, e la tristezza che ondeggia come un’eco, ma trovo il modo e il tempo anche per sentirmi stupida, davvero molto stupida, e l’uomo al telefono svela un lieve, inequivocabile accento campano, accampa scuse implausibili e desideri precisi e dei modi di merda.

Al mattino ritrovo una dozzina di chiamate perse e il mondo identico, le cronache invariate. Traggo le mie conclusioni, anche se non tutte. Principalmente, che sono alla fine più brava a contrastare la paranoia, con le armi della logica, che non il suo opposto: in fondo era di gran lunga più probabile che fossero quelli del lavoro, a chiamarmi alle tre di notte di lunedì notte.

Penso a lungo a cosa possa spingere un uomo ad alternare un tono spavaldo da conquistatore seriale a quello, di gran lunga meno gradevole, da bambino che frigna. Penso che qualcuno dovrebbe dirgli che proprio non sì fa, che non è modo di parlare, soprattutto se sei un molestatore notturno che mi sta chiedendo di avere a che fare con la sua sborra. Quasi spero che mi richiami, per spiegarglielo, ma man mano che passano le ore mi rendo conto che in realtà davvero non me ne frega un cazzo. Nemmeno mi interessa sapere chi è, o dove ha preso il mio numero, o perché sapeva ripeterlo a memoria in quel modo.

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2 Risposte to “(small talk) n.fuck”


  1. Sono terrorizzato dalle voci che vengono da un’altra vita.. Totalmente.


    • Io anche, credo.

      C’è però da dire che anche le voci che provengono da vite altrui e che ti indirizzano minacce random non sono proprio tranquillizzanti. Per esempio, lo psicopatico di cui sopra a un certo punto mi ha chiamato di giorno spacciandosi per un medico dell’asl dove mi curo e mi ha detto che avevo una brutta malattia venerea.


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