(Antefatto) n.2/2007, per contestualizzare

marzo 12, 2014

(sono passati i mesi)
dal giorno dell’ultima decisione
ancora una volta
e la rassegnazione dovrebbe coinvolgere chiunque
abbia mai sentito la mia voce
e sono la ragazza che si strappa varcando la soglia di ogni casa
solo quella avvinghiata alle braccia
di uomini dei quali non conosce il volto
e a volte non sorride
vergognandosi dei denti
così sbagliati
sono l’archivio dei miei giorni
e l’ordine forzato di tutti i passati
sono quella che piange di ogni lieve distacco
di ogni arrivederci frettoloso
ad una fermata qualsiasi di un autobus che passa ogni ora
sono la ragazza che si dispera
e poi, ogni tre anni, non saluta più, prima di andare
la decisione
non dovrebbe sorprendere nessuno

Eppure
una ragazza taglia corto, se solo insisto
e mia madre da un po’ di tempo abbassa gli occhi quando mi parla
e le suore recitano salmi
che graziano la pelle di un ragazzo
e gli animali sull’asfalto non si curano della mia tenerezza
né dell’assenza degli occhi a cui vorrei mostrarla
e nessuno dei miei migliori amici è mai rimasto solo
e nessuno ha mai smesso di farmi gli auguri
nel giorno esatto del mio compleanno
o quasi
e vincenzo dice una volta ancora che vuole chiamarmi
e vincenzo dice una volta sola che voleva scoparmi
riconciliando finalmente il mio rancore
con la linea ineccepibile delle sue mani
adesso che sono io a percorrere
lo spazio che mi separa
dalla separazione

ma nemmeno lui è rimasto solo
e il mio nome non suona come “assenza”
nonostante sono certa che mi abbia vista precipitare
nella tenerezza degli animali sull’asfalto
o nel tormento di avere sempre posseduto un corpo
che non occupa spazio al mio passaggio
e non lascia alcun vuoto.

(siamo settimane fa, adesso)
Pensavo, se solo stesse mentendo, ancora una volta, per farmi piacere
pensavo, se solo fosse vero, una volta sola, il modo in cui non sa guardarmi
se solo non fosse mai successo
che sbadatamente spezzasse le mie dita
un pezzo al giorno
così a lungo
se mi fosse dato di conoscere qualcosa
– estorcere la sincerità oppure non considerarel’ipotesi
della menzogna.
Quello che ha fatto è stato ripetermi, ancora una volta,
tutte le cose che non mi ha mai detto
(siamo anni fa, adesso, siamo per anni)

E il ragazzo aspettava che io tornassi a casa
e subito dopo era molto tardi, per essere in strada da sola
e lontana
era molto tardi
ma non c’era strazio nella strada
o nel tempo che sembrava non passare
mentre aspettavo anch’io aspettavo di tornare.

(siamo adesso
e quello che abbiamo oltrepassato
il tempo che infine è trascorso
è vero, sono partita senza salutare
ma io non avrò mai un quaderno ordinato
finalmente non ho bisogno di imparare a disegnare
e non avrò mai i denti che avrei potuto avere,
e ti sorrido, amore).

Mentre attorno ancora una volta non c’è niente, e il ragazzo mi guarda
come se non fossero mai vuoti i miei silenzi.





[E oltretutto il miei denti spaccano il culo]

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