(retroscena) n.3

maggio 14, 2014

Le porte e le finestre hanno sbattuto
a lungo, ma alla fine la tempesta
non c’è stata. Una luna bianca che potrebbe
svegliare i morti, sui vasi allineati
contro il muro, per precauzione.

Nel sogno eravamo tutti e due impacciati
come la prima volta, e sapevo bene quale fosse
la mia espressione: il meglio
del meglio della gioia, il meglio
della mia forza, meglio delle mie parole.

I panni rientrati per non essere
portati via dal vento, in salvo dalla pioggia
che non è caduta.

Nel sogno, stranamente, sapevo di sognare eppure
ti dicevo: è vero, è tutto vero, e tu
mi rispondevi è tutto vero. E io già conoscevo
così bene la tua espressione: il meglio
del meglio di ogni cosa e più forte

del vento che mi consuma dalle mani
la sigaretta. E di me, allineata alla parete con le piante
sopravvissute. Su questo muro una notte, una volta
mi ci sono baciata. I sogni di stanotte sono stati
un tragico errore, come avevo pensato.

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