Mai ‘na gioia.

luglio 3, 2014

«Il tosaerba era curato quanto il prato e i fiori: non un’ombra di ruggine sulle ronzanti, sgargianti lame».

Ancora riguardo ad argomenti già (e meglio) trattati: leggere Stephen King e non riconoscerne la voce è una cosa che fa male al cuore più di quanto sarebbe legittimo. Le implicazioni sono varie, le profondità che esse raggiungono anche. Tralasciando però tutte le nostalgie d’infanzia, e il fatto che quelle pagine quando ero bambina mi hanno dettato il colore dei lunghissimi pomeriggi estivi (un colore che ancora permane, inestirpabile) e il primo innamoramento per le storie e le parole, e tralasciando anche l’orrore dell’ilusione svelata, il seme del dubbio (di chi era, quindi, la voce che tanto amavo? dovrei tornare indietro e fare tutto da capo, leggerlo in una lingua che non comprendo a fondo e capire cosa mi è stato negato? e non c’è tempo, naturalmente), mi limiterò ad esprimere il primo, più immediato e più violento pensiero formulato dalla mia mente alla quinta pagina:

Wu Ming 1, non mi sei mai stato sui coglioni come oggi e giuro che mi sei sempre stato sui coglioni moltissimo.

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