(ennet house) n.19

novembre 28, 2014

Cattura

Annunci

novembre 28, 2014

«Probabilmente non mi importa tanto di essere capita».
«Come?»
«Probabilmente io non voglio nemmeno essere capita».
«Lei non vuole essere capita?»
«Probabilmente no».
«E secondo lei, ragionandoci, la cosa normale è desiderare di essere capiti o non desiderare di essere capiti?»
«Voler essere capiti».
«Sì».
«Però non voglio nemmeno mentire».

(afasia) n.14

novembre 27, 2014

Rorschach10

(il tempo ci sfugge) n.6

novembre 27, 2014

Avevi ragione tu, eravamo in guerra e
tutti quanti avevano una maschera e faceva
paura come un incubo e niente
si capiva.

Ero troppo piccola per comprendere il terrore
– nelle braccia, stretta nelle braccia
presa nelle braccia di un amore – ero
troppo piccola quando dissi soltanto: sono
tua alleata, e non ho mai mentito.

Ma io non potevo capire e i tuoi incubi
avevano ragione – forse non proprio
ragione, ma il verso di percorrenza non è
che un dettaglio: da che parte sta
l’impugnatura del coltello – e ricordo
soltanto la paura e il senso
di impotenza, un certo scetticismo.

Dissi soltanto: non ho mai mentito, è solo
un sogno, non è successo niente.
Tu forse lo sapevi, forse
avresti dovuto saperlo, dirmi (e non l’hai fatto):
da qualche parte, tra dove finisci
tu e dove comincio, c’è un coltello
e un coltello è un coltello e noi siamo
alleati, ma per quanto.

(aruspicina) n.4

novembre 7, 2014

Framed-Thinking

Potrebbero dire: non si può dire
che non abbia combattuto
la sua guerra.

(oggi che firma il suo consenso
perché un dottore le tolga la voce
e un altro
i ganci dai denti)

dicono che starà bene
certo che starà bene, alla fine
non ricorderà
di essere mai stata meglio.

faremo a meno delle medicine
se possiamo
– limiteremo al minimo
le operazioni, se necessario
l’addormenteremo –
e lei sorride quando giurano che presto
sorriderà di nuovo
e loro dicono:

nelle cantine
dove la sua voce fermenta
faremo entrare l’aria
disinfetteremo le celle
dove intratteneva i suoi amanti,
i loro fantasmi.

(oggi che finalmente
dice: qualsiasi cosa fosse
strappatemela, io non la voglio
e poi, sottovoce: dite che perderò
così tanto? e poi, infine, il dolore
dell’anestesia, come un tradimento)

Potrebbero dire: lo sappiamo
cos’aveva in ballo
– chi di noi può dire
che non avrebbe ucciso
per quel regno? –
e che le lame erano sempre benedette
e la voce di quell’uomo
– quando soffiava ingannevole
dalle sue iridi segregate, musica
e canto di cento sirene
armate; quando, sopra di lei, molto
sopra di lei
duecentomila piani
di realtà
sopra le sue cantine
buie (lui) portava al guinzaglio la sua voce
(quella vera), in un posto migliore
strillava
incautamente
senza badarle; e nonostante questo
non intendeva ferirla –
l’ha sempre difesa e ora quella voce
(una pausa lunghissima)
però ditelo che ha combattuto
e che ha sempre tenuto i mostri
fuori dai posti sacri.

Dicono anche: ma non c’è verso
che lei sopravviva a un altro inverno
non in preda a questo:
la ragazza è ammalata e ha perso
la sua guerra; si dichiara pronta a gettare le armi.
Che sia amnesia, allora, che sia resa
e riposino
in cima agli armadi
i trofei, i pegni
tutti gli arti fantasma.