dicembre 13, 2014

E poi: siamo eroici e onesti e c’è qualcosa di commovente nella nostra perseveranza, nel restarci fedeli, nel non negarci mai, nemmeno in sogno, l’evidenza dei fatti (dei desideri più cupi), nell’ammettere, sempre e ancora una volta, l’inammissibile. Le ferite sempre meno estetizzanti, gli avversari inadeguati, le spalle contro al muro umido di una traversa buia di via del Pigneto (nonostante io sappia più cose, nonostante io sia più sveglia o forse proprio per questo), “una violazione così sfacciata”, senza smettere di fumare, di sorridere, di sperare e aspettarmi dell’altro (fino a chiederlo, forse, in una voce gelida che non mi riconosco), senza esitare.

Ma quando avremo esaurito le possibilità della violenza, percorso tutte le strade costeggiando un confine, un limite che ci racconta fin dove è lecito condurci, fin dove è innoquo (o non letale) spingerci, quando saremo sazi o finalmente stanchi, e diremo basta così, basta così, a quel punto quanto tempo ci resterà per il resto, per il fuoco per il quale ci alleniamo, per la luce a cui vorremmo, con tanta innocenza, consegnarci?

D’altra parte, non è detto che si finisca per stancarsi; non è detto che un altro fuoco esista.

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Una Risposta to “”


  1. Già… mica è detto che ci sia il dessert…


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