marzo 27, 2015

Quando torno verso casa alle tre del mattino
un po’ sbronza un po’ triste
e mi sfrecciano accanto i rari autobus notturni
– all’interno i camerieri e i venditori di rose
assonnati, sfiniti, gli spacciatori di erba –
la guida pericolosa degli autisti annoiati che inchiodano ai semafori
stanchi più di me, come da bambina
fischio agli uccelli che cantano a quest’ora,
malinconici; e forse non sono così triste, e loro
fischiano in risposta. Incrociando qualche passante
sorrido le mie scuse.

Però non sono sicura che davvero mi rispondano
forse hanno solo voglia di cantare
o bisogno, forse fanno cose incomprensibili
da uccelli.

E anche se mi rispondono, non sarà certo
nella stessa lingua. Loro non hanno idea
di cosa voglia dire essere una ragazza
che torna a casa di notte
un po’ triste un po’ sbronza
sulla prenestina ovattata e sconnessa,
l’odore degli orti al di là del muro.

Questo è un pensiero triste. Intendo,
che non mi rispondano. Magari
io immagino la malinconia
nei loro canti di gioia, di corteggiamento.

Eppure, penso, sono pur sempre la ragione
del mio fischiare. È così che va il mondo.
È per loro che sono questa ragazza
che canta alle creature nei nidi
sono per loro i miei dialoghi
immaginari.

Forse non sono così triste. Ma spero,
se non possono capirmi,
che almeno non mi sentano.

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3 Risposte to “”

  1. ysingrinus Says:

    Belle immagini quelle che evochi. Belle e malinconiche.


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