giugno 20, 2015

Vivere così non è sempre difficile.

Con gli abissi a due passi mi basta
meno che agli altri (sul serio;
basta guardarmi).

È sempre difficile, invece
separare le cose. Per esempio adesso,
chissà se tutta questa morte
è qui per me o per l’altra
(lo dico sorridendo, lo so
che non c’è nessun’altra).

Allora penso, per raccapezzarmi:
forse il pianto è legittimo
mentre i graffi sul petto
sono un po’ troppo.
Mi sembra di aver trovato un criterio.

Però, voi lo direste legittimo
piangere per niente? Oppure,
se non è niente (perché è tutto)
voi direste che è troppo
segnarsi il petto?

Questa è la parte difficile.

Vivere così sembra una religione.

Che questa voce non mi appartenga
invece è un dato oggettivo.
La mia è in ostaggio e prega
e non vuole trattare. Cerco di guardare
le cose con occhi diversi («lo sai che tutto questo
è già successo» e «come le maree, dolcezza,
come la luna» e «che è inutile, ma non è mortale»)

i miei li vedo:
spalancati sul vuoto
chiedono aiuto.

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