Se io fossi una persona migliore, impiegherei il mio tempo leggendo esclusivamente libri di merda al fine di recensirli ed evitare alla brava gente di sprecare il suo, di tempo, per colpa di temporanei abbagli o pessimi consigli. Soprattutto, pessimi consigli.

Purtroppo non sono una persona migliore. Mi sento però di fornire alla brava gente un utile ed elementare criterio fondativo per pregiudizi affidabili: se è italiano, è probabile che sia un brutto libro; se ha successo, è probabile che sia un pessimo libro; se è italiano e ha successo, state certi che è un libro di merda.

Ci sono delle eccezioni, ma in numero esiguo e facilmente elencabili. Questo potrei farlo.

E se qualcuno di voi sta pensando che io sia troppo rigida e che i miei criteri siano solo preconcetti nutriti dalla mia supponenza e a tratti sconfinanti nel razzismo, posso sempre aggiungere che: se l’ha scritto una donna, probabilmente è un libro di merda comunque, a prescindere dalle vendite e dalla nazionalità.

J.V.D

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E’ curioso notare la quantità di persone che, scrivendo la recensione di un libro, si dilungano sull’insopportabilità/immoralità dei personaggi e trattano le loro antipatie personali e la loro delicatezza di stomaco alla stregua di valide motivazioni per sostenere che un libro non è un buon libro. Desidero moltissimo che a queste persone sia impedito di leggere, definitivamente.

Inoltre, la frequenza di tali scritti in un’epoca e in una regione geografica in cui l’istruzione superiore è una faccenda mainstream mi fa periodicamente formulare la seguente considerazione: quelli che fanno irruzione nelle università armati di mitra e aprono un fuoco indiscriminato avranno le loro buone ragioni; certo, difetta loro un impegno, a mio parere necessario, nel senso di una qualche selettività della punizione. Dubito, in ogni caso, che una accurata selezione apporterebbe differenze rilevanti nella conta dei caduti.