(pornografia) n.6

aprile 8, 2013

Però quando sono felice sono felice davvero e
quando cado cado da posti altissimi e
immensi e dura così tanto e voi non sapete quanto
è durato, né le cose che ho visto.

Anche io posso non sapere tante cose: per esempio
non so ancora di essere completa. Non sono capace
né di capirlo, né di impararlo a memoria, e sento il dolore
ad arti che non ho mai avuto.

Oppure: che la paura di morire si fa pesante e diventa
minaccia, fino a che mi piego e diventa desiderio e allora
io mi spezzo, e sopravvivo. L’ho fatto ogni giorno e non so ancora
– ad esempio – che posso farlo ogni giorno.

Non conosco cibo che non sia un precetto o una mattina
che non sia un agguato. Ogni orgasmo è un posto gelido
in cui respirare è imprudente, dove non esiste
la tua voce, e dove non puoi toccarmi.

Quindi, è ovvio, non so niente del sesso.
Fare la spesa è un atto di coraggio
ogni carezza è coazione, immolazione
o giuramento. Non so niente del gioco

della caccia, né del tempo.
L’amore non mi ha mai chiamata a letto
ma solo a passeggiare sui dirupi
voi non sapete quanto orrore c’è nel vuoto

o la solitudine del bordo o il sollievo
di distogliere lo sguardo e che ogni volta
è una morte scampata per poco, non sapete cos’è
tornare: io non so il riposo.

E mi mette in mano coltelli e devo stringerli: da una parte
o dall’altra. Per questo non so niente
dell’amore e voi non sapete il mio amore
e che il coraggio,

– la prima volta lo sapevo bene
e la seconda lo sapevo meglio – tutto il coraggio

è questo: ci separa la linea delle fiamme, ma se faccio
un passo posso toccarti e allora dico: ti prego,
chiamami. E chiudo gli occhi e il resto è una consegna
della pelle al fuoco; il resto è conseguenza.

Per questo io non conosco la danza, la libertà
o la rinuncia. Non è colpa di nessuno, eppure
bisognerà vederlo: l’aria mi strappa la pelle
come se ne avessi altra e io non avrò mai il vostro

amore, e voi non avrete mai il mio stupore.

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ottobre 30, 2012

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(pornografia) n.5

settembre 2, 2012

Sazia d’aria e più assetata
della terra, più stupida del fuoco
c’è da chiedersi cosa ne è delle ragazze
in un mese senza vento, cosa farà
il silenzio dell’estate
all’accordatura di una chitarra

che amo e non ho mai imparato a suonare
-e come gli oggetti d’amore
in fondo, è importante
averla, non toccarla-

c’è da sorridere, in casa
c’è una vipera da uccidere
ci sono le gare da guardare.

E ogni tanto, non tanto
spesso, qualcuno di passaggio
chiede di che consista
la mia sopravvivenza
e a volte, non proprio
sempre, sbarro i denti
sui denti dei miei mostri.

Non conta proprio niente che io pianga
come ho pianto sempre
per un dente saltato o un orgasmo
mai saputo oppure
un disastro domestico, non conta

che sia ancora così stanca.

Un giorno ho chiuso la bocca, ho smesso
di supplicare, e su tutto quello per cui dovrei pregare
ho provato a tacere.

(pornografia) n.4

febbraio 13, 2012

Dici che mi ami
lo ripeti
e non ti credo

-perché la religione
il cui tempo è trascorso
non è certo tutto
o la poesia che i tuoi occhi
aggrediscono, e sbatterci
la testa, la nausea
delle ossa: restare
consacrarsi
non mangiare
dimagrire
e tu da scrutare
e io da vagliare
e la resistenza il martirio le rinunce
taciute, la fede nel mio abbraccio
che adesso ti
strema

andarsene.-

Te ne vai
e le tue gambe forti che ti portano
ovunque e mai qui, questo dice
che non mi ami, dici che non mi ami,
inequivocabilmente da
lontano,
e non ti credo

-perché le inquisizioni
il cui tempo è trascorso
non sono certo tutto
e tu e io e loro
no, invece, nessun altro
l’ingordigia dei cani
la rottura dei fulmini
il turbinio sferzante degli
incanti
sull’asse che adesso ci
distanzia

sussistono.-

E ci è finito il tempo. Solo questo. Solo
questo.

E tu mi giuri amore, dici che
mi ami, lo ripeti
e non ci credo e tu
vai a ridere altrove, che non mi ami, dici
che non mi ami
e non ci credo.

(pornografia) n.3

gennaio 27, 2012

I
La conquista dell’inutile

Rinuncio al pianto.
Tremava il mio corpo alla sua voce, si spegne
la mia voce al corpo

che mi sconsacra.
Finisce la caduta e nello schianto si spegne anche
la luce dello schermo

e mi abbandona.
Esplodono i miei panni inadeguati, sparsi
all’intervallo di un incrocio

che ci sospende
tra il rosso e il verde la rivelazione: ci sono cose
che non saprò aggiustare.

Dice che dorme
l’uccello che trema di agonia, bagnato nel
bagnato dell’aiuola

è una bugia
dissipo l’odio a stento e affretto il passo; mi chiedo
se lui vuole che ci creda

o se ci crede.

Non ho insistito,
e non insistere era un modo
di mentire.

II
All magic comes with a price

Ero distratta
un treno tanto atteso e quasi perso, la fede d’oro
avuta in dono da uno zingaro

restituita
quando si svelò il prezzo e mi fu chiara la sproporzione
del mio sorriso grato

e dei miei spiccioli:
ho eluso i segni e non ci ho più badato, correndo
a scavalcare il guardrail sporco

sfidando il caso
e il traffico di Via Prenestina, la sparizione
dei tram nella pioggia.

E’ conseguenza
della risoluzione del mio sguardo -degli alibi invocati
ed elargiti

fingendo sconti-
lo stupore per la forza dell’urto, la ferita
aperta da un bel viso

che non ricordo.

Le dita unite.
La traiettoria esatta
di una caduta.

III
L’unico modo esatto

Riporto a Roma
l’involucro sbadato di una sera, peli di cane
bianchi sul cappotto

che mi si addice
che mi ha nascosto gli occhi, per un poco, il nodo stretto
dei miei capelli frivoli

qualsiasi cosa
che gli parlasse d’altro che di quello che avrei voluto
fargli ricordare.

Io mi rassegno
a ricomporre docilmente il fiato, l’ordine
sparso delle sue risate

tempo spicchiato
in dodici feroci parti uguali, la forma d’obbligo
che piega la sostanza

e che costringe
alle omissioni, alla buona creanza, gesti e poesia
cronaca e ricordo:

l’unico modo.

Abbiamo scelto
mancando il modo giusto
quello possibile.

IV
Un terremoto

Rinuncio al pianto.
Sacrifico al respiro le promesse, che un tempo
avrei schermato col mio corpo.

Torno me stessa
a un tavolo approntato di tarocchi, ai segni arresi
ad essere osservati

ed appannata
gli occhi sbarrati sulle imposte chiuse, chiedo notizie
certe e non gli parlo

restiamo in vita
sarò informata, sarò tranquillizzata -come ogni
altro- dai quotidiani on line:

va tutto bene.
Restiamo tutti in vita e al posto giusto, taccio
il suo nome e placo l’apprensione

che non mi spetta.
Specchiandomi da sola nell’eccidio delle parole
che non so più dire

posso tremare

dopo tre giorni
come trema la terra:
senza far danni.

V
Tutto è grazia

Ma tu
tu non osare.

(pornografia n.2)

agosto 22, 2011

Torna, e non piangerò mai più
ho già smesso di piangere.

Perché sai, passano i mesi e la tua assenza
è un indolenzimento
e poi, ho sempre voglia di cucinare il pesce
e di comprare il latte.

E divento gialla come le pietre
della città in cui non ti ho portato
e anch’io sono mangiata dalla malva

così bella, come questa promessa che non ho mantenuto
che cuoceva anche allora nel sole
ed era un’ora di strada
dalle mie rinunce.

Ma torna, che andiamo al mare ogni giorno d’estate
e ridammi il mio nome, e non piangerò più
faremo l’amore tutti i giorni,
tutti i giorni mi laverò i capelli.

Perché sai, la tua voce è come un annuncio importante
che non riesco a sentire
e io vorrei baciarti un’altra volta.
Mantenere le promesse quotidiane.

Ma torna, e non prometterò più niente
e mi sveglierò presto ogni mattina
per metterti in ordine le ore
e disciplinarmi le lacrime
mai necessarie.

Potremmo
fare ancora finta, per un poco
che io sia necessaria e sufficiente
che io saprò ridere sempre
come si ride dopo il pianto
senza aver pianto.

(pornography) n.1

agosto 1, 2011

Dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

m’ha salvato dal morire sulla croce
una signora che fuma marijuana
scrive canzoni e storie
ed è molto più gentile dell’ ultima,
molto molto più gentile,
e a letto è altrettanto brava o addirittura migliore.

non è piacevole essere messi in croce e lasciati là,
è molto più piacevole dimenticare un amore che
non funziona
come ogni amore
alla fine
non funziona…

è molto più piacevole fare l’amore
davanti alla spiaggia di Del Mar
nella camera 42, e dopo
stare a letto seduti
bere del buon vino, a chiacchierare e toccarsi
fumare

ascoltare le onde…

sono morto troppe volte
credendo e aspettando, aspettando
in una stanza
fissando il soffitto scalcinato
aspettando il telefono, una lettera,
un colpo all’uscio, uno squillo…

impazzendo
mentre lei ballava con degli sconosciuti nei nightclubs…

dalle braccia di un amore
nelle braccia di un altro

non è piacevole morire sulla croce,
è molto più piacevole sentire il tuo nome
sussurrato
nel buio.

(Charles Bukowski).

(pornography) n.0

giugno 5, 2011

Vestirò di rosa, non è che non
lo ammetto
e poi sarà passato. Torno
ad aspettarti al varco
delle lacerazioni, e
dei crescendo
di isteria e di orrore
potrei non dirti nulla

quando tornerai
-e io me ne sarò andata-
penso, al mattino
quando il mio
corpo intero ribolle
lava di insetti
e acidi gastrici.

Come Betty, vorrei cavarmi gli occhi.

Sputo
e ci vedo la mia morte, e a volte
la tua.
Che oscenità è questa,
è questo l’amore?
Gli oggetti che mi sfuggono di mano
spezzandosi e la nausea
e il sudore
il sonno sconvolto della mia ragione.