(radioshow) n.18

marzo 22, 2012

[promising you won’t feel a thing at all.]

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(radioshow) n.17

marzo 9, 2012

That I would be good even if did nothing.
That I would be good even if I got the thumbs down.
That I would be good if I got and stayed sick.
That I would be good even if I gained ten pounds.
That I would be fine even if I went bankrupt.
That I would be good if I lost my hair and my youth.
That I would be great if I was no longer queen.
That I would be grand if I was not all knowing.
That I would be loved even when I numb myself.
That I would be good even when I am overwhelmed.
That I would be loved even when I was fuming.
That I would be good even if I was clingy.
That I would be good even if I lost sanity.

(radioshow) n.16

marzo 8, 2012

(radioshow) n.15

marzo 7, 2012

(radioshow) n.14

febbraio 29, 2012

He said the right dreams for a man in peril were dreams of peril and all else was the call of languor and of death.

Cormac McCarthy, The road.

(radioshow) n.13

gennaio 30, 2012

Amore, dimenticheremo tutto ma.

 

[Miss Joelle Van Dyne vuole informare i lettori che questo è il genere di poesia che spera, un giorno, di scrivere. Che questa canzone, prevedibilmente oppure no, la fa piangere. Che Joelle è il suo nome e che nessuno, e per nessun motivo, deve chiederle un altro nome, ma ogni nuovo nome che chiunque vorrà assegnarle le risulterà dono gradito e figurerà, in ottima compagnia, nella lista che si va allungando. Che prometteva neve, a Roma, e invece c’è il sole e questo non significa niente. Che tutto l’amore del mondo non ci salverà, ma forse, se siamo fortunati, verremo giudicati in base a quello. Che, come diceva altrove, ha una vita, un corpo e un paio di amici. E che non ha mai chiuso gli occhi, nemmeno una volta.]

(radioshow) n.12

gennaio 24, 2012

——————————–I

L’alba inutile mi trova all’angolo di una strada
deserta; sono sopravvissuto alla notte.
Le notti sono onde imponenti; sbilanciate onde blu scuro
cariche di tutte le sfumature di rovine profonde, cariche di
cose improbabili e desiderabili.
Le notti hanno l’abitudine di portare doni e rifiuti misteriosi,
di cose per metà date e per metà rifiutate,
di gioie con un emisfero oscuro. Le notti fanno
così, ti dico.
La marea, quella notte, mi ha lasciato i soliti brandelli
e strani relitti: qualche amico che odio per
chiacchierare, musica per i sogni, e il fumo di
cenere amara. Ciò di cui il mio cuore affamato
non sa che farsi.
L’onda alta ha portato te.
Parole, ogni parola, la tua risata; e tu così pigramente
e incessantemente bella. Abbiamo parlato e tu
hai dimenticato le parole.
L’alba devastante mi trova in una strada deserta
della mia città.
Il tuo profilo rivolto altrove, i suoni che ci vogliono a
comporre il tuo nome, la cadenza della tua risata:
questi sono i grandiosi giochi che mi hai lasciato.
Li rigiro nell’alba, li perdo, li
ritrovo; li racconto ai pochi cani che vagano e
alle poche stelle che vagano nell’alba.
La tua oscura, intensa vita…
Devo arrivare a te, in qualche modo; metto via quei
giochi grandiosi che mi hai lasciato, voglio il tuo
sguardo nascosto, il tuo vero sorriso – quel sorriso solitario
e ironico che il tuo specchio freddo conosce.

——————————–II

Con cosa posso trattenerti?
Ti offro strade deserte, tramonti disperati, la
luna di periferie degradate.
Ti offro l’amarezza di un uomo che ha guardato
a lungo la luna solitaria.
Ti offro i miei antenati, i miei morti, i fantasmi
a cui i vivi hanno reso onore nel bronzo:
il padre di mio padre ucciso alla frontiera di
Buenos Aires, due proiettili attraverso i suoi polmoni,
barbuto e morto, avvolto dai suoi soldati nella
pelle di una mucca; il nonno di mia madre
-appena ventiquattrenne- a capo di trecento
uomini in Perù, adesso spettri su
cavalli svaniti.
Ti offro tutto ciò che i miei libri possono contenere,
tutta la virilità e l’ironia della mia vita.
Ti offro la lealtà di un uomo che non è mai
stato leale.
Ti offro quel nocciolo di me stesso che ho preservato,
in qualche modo -il centro del cuore che non ha a che fare
con le parole, che non tratta coi sogni, e che
non è toccato dal tempo, dalla gioia, dalle avversità.
Ti offro il ricordo di una rosa gialla vista
al tramonto, anni prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni su di te, teorie su
di te, autentiche e sorprendenti notizie su
di te.
Posso darti la mia solitudine, la mia oscurità, la
fame del mio cuore; sto cercando di corromperti
con l’incertezza, col pericolo, con la sconfitta.

Jorge Luis Borges

[thank you]

(radioshow) n.11

gennaio 9, 2012

“I’m the hero of this story, I don’t need to be saved.”

(radioshow) n.10

gennaio 5, 2012

“Fuori ci sarà aria, Lenore ha una gran voglia di uscire dalla Rumpus Hall, e ne esce, ma solo dopo aver avuto a che  fare con una porta di corridoio, una di scale, una di corridoio, una di ingresso, tutte ben chiuse dall’interno. Fuori, nel croccante prato marzolino, alonata da fasci di luce che spiovono dai lampioni, tra capannelli di ragazzi in blazer blu che risalgono il vialetto rifinendosi l’alito a colpi di mentine, assapora una breve epistassi”

(radioshow) n.9

gennaio 5, 2012

This life’s a soulless excuse for all abuse and parenthesis.